|
Barbie
da icona a cyborg
Il successo di Barbie è legato alla sua capacità di cambiare con i tempi. Si è evoluta da modella a donna in carriera addirittura presidente. Con cinque lifting facciali è stata capace di mantenere il suo stato di bambola più famosa mai creata al mondo. E' stato lo staff della Mattel e le sue continue ricerche sulla società americana, sulle tendenze, sulla moda a tenere Barbie al passo con i tempi. La popolarità di Barbie, pur tra critiche feroci, è durata per più di quattro decadi e probabilmente continuerà negli anni a venire.
econdo Mary F. Rogers (Barbie Culture, pag. 13) la Barbie " è una icona della cultura americana " poiché è universalmente riconoscibile e un gioco condiviso dalla maggior parte della società stessa (direi non solo americana, se si vendono nel mondo oggi una Barbie ogni 12 secondi). Nessuno dirà mai " chi è Barbie, non so nulla di lei ". Le icone forniscono un terreno comune di esperienze e da quello nascono. Non rappresentano solo un aspetto di una cultura ma sono invece versatili, dense di significati, sono adattabili ai diversi bisogni e interessi degli individui, sono ambigue, aperte e non finite. Allo stesso tempo evocano un sentire comune (benpensanti, classe media) ma anche la diversità, la singolarità. Barbie è diventata più che una cosa, ha una sua vita come se fosse una persona reale, è più che un semplice oggetto. Secondo altri (Lord, M.G. Forever Barbie: The Unauthorized Biography of a Real Doll, pag. 10 e Urla, Jacqueline and Alan C. Swedlund. "The Anthropometry of Barbie: Unsettling Ideals of the Feminine Body in Popular Culture", pag. 284), Barbie è una icona di razzismo e sessismo, è volgare e omologata agli stereotipi dominati della società. Già la sua madre naturale, Lilli, rappresentava l'ideale ariano di donna bionda, glaciale, florida, e diavoletta e dato che sono quasi identiche, queste " doti " le appartengono di diritto. La Barbie sarebbe una bambola per perpetuare le ideologie di genere come quella della donna stupida, capricciosa, eterna fidanzata, un po' prostituta. E' un prodotto di consumo dell'economia industriale post bellica, il suo seno a siluro è l'emblema delle aspirazioni di prosperità, contenimento domestico, ruolo di genere rigido che stava per caratterizzare la nascente età del consumismo post-industriale e l'immagine del sogno americano (di nuovo Urla, pag. 280). L'accusa di razzismo ha le sue fondamenta nel fatto che Barbie è per antonomasia bianca e bionda ancora oggi. Nel 1967 la Mattel introdusse "Colored Francie", l'amica di colore e poi Christie (nessuna delle due Barbie). Solo nel 1980 si produsse la prima Barbie di colore e ispanica che ebbe poca pubblicità e poche vendite. La Mattel produce la maggior parte delle Barbie |
|
| pagina precedente |
pagina successiva |
 |