Barbie, una bambola diventata mito



Il gioco è l’imitazione della vita. La Barbie sicuramente è la bambola che meglio è riuscita nell’imitazione della vita degli adulti. Dal lontano 1959, anno in cui la “genitrice” Ruth Handler, commercializzò la prima Barbie all’American Toy Fair di New York, ad oggi ne sono state prodotte centinaia di milioni, interpreti dei più svariati ruoli. Per anni le bambine hanno sognato, vestendo, pettinando e cambiando la loro Barbie, diventata oggetto di desiderio delle teen ager di tutto il mondo. Questa bambola alta circa 29 centimetri e di 11 grammi di peso diventerà una vera e propria icona, oggetto conosciuto e riconoscibile ovunque, sarà un gioco condiviso e condivisibile, veicolo sia di stereotipi, di consumismo ma anche di creatività. Nessuno dirà mai chi è Barbie: Barbie è tutto e niente, il suo unico limite è la fantasia di chi ci gioca o la ricostruisce. I suoi detrattori vedono in Barbie un’icona sexy, simbolo di una donna-oggetto stupida, superficiale e priva di ideali: la Barbie interpreta il ruolo della donna “per bene” che non ha alcun problema se non quello della “messa in piega”. Se questo è probabilmente vero da un lato, dall’altro è anche vero che la Barbie ha insegnato alle bambine ad avere consapevolezza delle proprie capacità, della forza dell’essere donna, e del ruolo che intrpreteranno (la Barbie diventa pilota, astronauta, Presidente degli USA). Insegna anche la libertà alla bambina che diventa donna in una società americana che negli anni ‘60 era sicuramente maschilista, retrograda e conservatrice. Il segreto del successo di Barbie è il suo essere un gioco creativo, ossia un gioco in cui la bambina si identifica nella bambola e le fa interpretare molteplici ruoli. Chi volesse meglio documentare questo fenomeno commerciale può, fino al 28 gennaio 2007, fare visita al Museo del Giocattolo di Zagarolo (Roma). Ieri si è tenuta l’inaugurazione della mostra “Barbie: una bambola in carriera tra fantasia e omologazione”. Il museo ha allestito ben tre stanze che ospitano le Barbie di quattro collezionisti italiani, seguendo un “ordine cronologico” che va dagli anni ‘60 ai giorni nostri. Il dottor Antonio Russo, presidente di Barbie Italia, ha omaggiato i visitatori con due particolari pezzi della sua infinita collezione: la Barbie #1, Millicent Roberts e la Bild Lilli, la bambola alla quale si è ispirata Ruth Handler nella realizzazione del primo modello di Barbie. Oltre a questi due gioielli, Russo espone anche particolari pezzi degli anni ‘60 e ‘70. Gli anni ‘70 e ‘80 vedono numerosi accessori, Barbie e Ken della collezione Ceccarelli. Completano l’esposizione accessori e ambientazioni degli anni ‘90 e ‘00 della dott.ssa Titti Marini, che partecipa all’evento anche con una videoinstallazione e una videoproiezione su Barbie. Non mancano video degli spot pubblicitari d’epoca e una stupefacente esposizione di Barbie Ooak, One of a Kind, ossia pezzi unici rielaborati in maniera assolutamente artistica e creativa della collezione Alessandro Gatti e Giuseppe De Bellis (www.artistscreations.it) e una serie di autocostruite di Giada Pupa e Federica Di Stefano.

Pubblicato sul settimanale BIANCO&NERO di Cassino (FR).

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Mostra di Barbie al Museo del Giocattolo di Zagarolo
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Museo del Giocattolo, Palazzo Rospigliosi - Zagarolo, Roma
Info: 06.95769405 Fax: 06.9524572
E-mail:zag.ufficiocultura@libero.it
www.zagarolo.comnet.roma.it

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Attenzione! La mostra su Barbie al museo del Giocattolo è stata prorogata fino al 23 febbraio 2007

Foto dell'esposizione

Bild Lilli - Russo Antonio
Millicent Roberts - Russo Antonio
teca Russo Antonio
teca Titti Marini
teca Barbie Fashion Fever di Titti Marini
teca Barbie Fairytopia di Titti Marini
la videoinstallazione di Titti Marini
teca Ceccarelli
teca Gatti-DeBellis
teca Gatti-De Bellis
teca Pupa-Di Stefano
storia di Lilli storia di Barbie guarda le mie barbie La Barbie che vorrei ambientazioni barbie cyborg